01/11/2010

Anniversario nascita di Keats

Il 31 ottobre ricorre la nascita di

John Keats

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Poeta inglese

John Keats (Londra, 31 ottobre 1795 Roma, 23 febbraio 1821)

è stato un poeta inglese, uno dei principali esponenti del romanticismo.

Morto giovanissimo, ebbe una vita costellata di malattie, lutti e povertà, critiche verso le sue opere e un amore infelice  e mai  completo. Dopo la sua morte diventò uno dei più importanti poeti inglesi del romanticismo del suo periodo, insieme a Byron e Shelley, rappresentava la seconda parte del romanticismo europeo, rappresentando anche quegli ideali dei giovani di allora, ideali quali,l'amore, la libertà, l'ideale estetico e naturale.

Poesia

Senza di te

Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.

In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.

Mi hai rapito via l'anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.

Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.

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Alcune delle sue opere più importanti

Endymion (1817)

Hyperion (1818)

Ode a un usignolo (Ode to a Nightingale, 1819)

Ode su un'urna greca (Ode on a Grecian Urn, 1819)

 

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Nel 2009 esce il film a lui dedicato, in particolare ad una sua poesia e al suo amore con Fanny.

 

"Bright Star"

 

 

biografia

http://it.wikipedia.org/wiki/John_Keats

 

22/02/2010

23 Febbraio: John Keats

23 Febbraio: anniversario della morte di John Keats, morto a Roma, 23 febbraio 1821, a soli 24 anni, uno dei più famosi poeti inglesi del periodo romantico.

 

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Una delle sue poesie più famose è "Ode su un urna greca"

Ode su un'urna Greca 

I

Tu, ancora inviolata sposa della quiete,
Figlia adottiva del tempo lento e del silenzio,
Narratrice silvana, tu che una favola fiorita
Racconti, più dolce dei miei versi,
Quale intarsiata leggenda di foglie pervade
La tua forma, sono dei o mortali,
O entrambi, insieme, a Tempo o in Arcadia?
E che uomini sono? Che dei? E le fanciulle ritrose?
Qual è la folle ricerca? E la fuga tentata?
E i flauti, e i cembali? Quale estasi selvaggia? 

II

Sì, le melodie ascoltate sono dolci; ma più dolci
Ancora sono quelle inascoltate. Su, flauti lievi,
Continuate, ma non per l'udito; preziosamente
Suonate per lo spirito arie senza suono.
E tu, giovane, bello, non potrai mai finire
Il tuo canto sotto quegli alberi che mai saranno spogli;
E tu, amante audace, non potrai mai baciare
Lei che ti è così vicino; ma non lamentarti
Se la gioia ti sfugge: lei non potrà mai fuggire,
E tu l'amerai per sempre, per sempre così bella.

III

Ah, rami felici! Non saranno mai sparse
Le vostre foglie, e mai diranno addio alla primavera;
E felice anche te, musico mai stanco,
Che sempre e sempre nuovi canti avrai;
Ma più felice te, amore più felice,
Per sempre caldo e ancora da godere,
Per sempre ansimante, giovane in eterno,
Superiori siete a ogni vivente passione umana
Che il cuore addolorato lascia e sazio,
La fronte in fiamme, secca la lingua.

IV
E chi siete voi, che andate al sacrificio?
Verso quale verde altare, sacerdote misterioso,
Conduci la giovenca muggente, i fianchi
Morbidi coperti da ghirlande?
E quale paese sul mare, o sul fiume,
O inerpicato tra la pace dei monti
Hai mai lasciato questa gente in questo sacro mattino?
Silenziose, o paese, le tue strade saranno per sempre,
E mai nessuno tornerà a dire
Perché sei stato abbandonato.

V

Oh, forma attica! Posa leggiadra! Con un ricamo
D'uomini e fanciulle nel marmo,
Coi rami della foresta e le erbe calpestate.
Tu, forma silenziosa, come l'eternità
Tormenti e spezzi la nostra ragione. Fredda pastorale!
Quando l'età avrà devastato questa generazione,
Ancora tu ci sarai, eterna, tra nuovi dolori
Non più nostri, amica all'uomo, cui dirai
"Bellezza è verità, verità bellezza", questo solo
Sulla terra sapete, ed è quanto basta.

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Anche se la mia preferita è "...dici di amarmi ma con una voce"
di cui gli ultimi versi sono
"Sospirami qualche parola di fuoco
sorridimi come se quelle parole mi bruciassero
stringiti a me come una che ama
o baciami e nel tuo cuore seppelliscimi"
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sulla tomba di Keats, che riposa nel cimitero degli inglesi a Roma, c'è scritto un epitaffio "
« qui giace uno il cui nome fu scrittosull'acqua »
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Keats ebbe una breve vita sia realmente che come poeta, morì a 24  anni, fece il poeta dai 18 ai 24 anni, conosceva Shelley e Byron e molti altri del suo tempo, malato di tubercolosi, andò in Italia, a Roma, visse vicino a Piazza di Spagna,per il clima più salubre, ma non vide quasi niente dell'Italia, poiché nell'ultimo anno peggiorò la sua salute,  fu anche il motivo per cui non potè vivere la sua storia d'amore con Fanny.
In Keats nelle sue poesie e nella sua vita, si evince la ricerca all'amore, alla purezza, ai sentimenti, alla perfezione, cui il poeta credeva di non riuscire a raggiungere, in cui fu anche criticato dai critici del suo tempo, ma era molto ammirato dai giovani poeti di allora.

per una ricerca più approfondita

vedi video casa a Piazza di Spagna

 

 

18/06/2009

Fulgida stella di Keats

Oggi vedendo alla tV un film, un attore recitava alcuni versi di una poesia  che poi disse che erano di Keats, ed essendo un pò famligliari, capii subito qual'era..........

 

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BRIGHT STAR

di John Keats

 

 

Fulgida stella, fossi fermo come tu lo sei
ma non in solitario splendore sospeso alto nella notte,
a vegliare, con le palpebre rimosse in eterno,
come paziente di natura, insonne eremita,
le mobili acque al loro dovere sacerdotale
di puro lavacro intorno a rive umane,
oppure guardare la nuova maschera dolcemente caduta
della neve sopra i monti e le pianure.
No - pure sempre fermo, sempre senza mutamento,
vorrei riposare sul guanciale del puro seno del mio amore,
sentirne per sempre la discesa dolce dell’onda e il sollevarsi,
sempre desto in una dolce inquietudine
a udire sempre, sempre il suo respiro attenuato,
e così vivere in eterno - o se no venir meno nella morte.




[traduzione di Carlo Dentali]

foto tratta dal film omonimo